Ho sempre notato, sin da quando ero ragazzina, questi altari, questi ricordi ai bordi della strada. Possono essere dei fiori, una fotografia, o la sagoma di una persona che in quel punto preciso ha perso la vita. Mi hanno sempre colpito, perché il ricordare dove una persona è morta a causa di un incidente mantiene aperta la memoria energetica di quel luogo.

Spesso pensiamo di fare del bene nel perpetuare la memoria o nello stare vicino alla persona nel punto in cui è morta. Tuttavia, quando la morte è tragica, mantenere il ricordo di ciò che è accaduto equivale a mantenere un passaggio aperto, una porta energetica che continua a trattenere il dramma. L’anima non rimane bloccata nella sua totalità, ma una parte di essa continua a essere richiamata da quella voragine, da quel portale che rivive come in un loop ciò che è avvenuto.

In questi luoghi la scena non si ripete più, ma lo spazio energetico rimane intriso di dolore. L’anima, pur essendo multidimensionale e magari già proiettata in piani più alti, può lasciare dietro di sé una porta aperta, un portale che resta attivo proprio attraverso questi altari stradali.

Per questo è importante non legare la memoria della persona al punto in cui è morta. Si possono compiere gesti che dissolvano l’energia negativa e il dramma ancora presenti in quel luogo. Ad esempio, piantare dei fiori vivi, o una pianta che rappresenti vita, trasformazione e rinascita; qualcosa di vitale che riporti energia nuova in uno spazio che ora vibra nel dolore. Oppure si può mantenere accesa una candela per alcuni giorni, simbolo di trascendenza e illuminazione.

L’intenzione deve essere quella di chiudere un portale energetico doloroso, affinché l’anima non lasci dietro di sé alcuna apertura che la trattenga nel dramma. Quando invece l’altare stradale diventa l’ultimo ricordo di un punto che la persona ha toccato, l’ultimo luogo in cui ha vissuto, allora quel memoriale continua a perpetuare il dolore.

È essenziale comprendere che una persona può morire in qualsiasi luogo del pianeta, così come può nascere ovunque. Dobbiamo rispettare la sua impermanenza e riconoscere che ciò che resta di una vita è la memoria, l’impronta energetica, il segno che ognuno di noi lascia nel mondo, e non il punto esatto in cui il corpo ha toccato la Terra per l’ultima volta.

 

Chantal