Solo pochi giorni fa ho ricevuto un grande insegnamento, che oggi sento di condividere con voi.

Mi trovavo in una dimensione parallela, con tutte le sensazioni tipiche di quando si è dentro una prova. La luce del mondo che mi circondava era surreale, eppure non riempiva il cuore come accade nelle realtà dei mondi più elevati. Esiste una differenza netta tra le realtà oggettive dei mondi invisibili e i viaggi astrali dentro ologrammi che fungono da prove, iniziazioni, allenamenti.

Lì percepivo chiaramente che dovevo affinare tutti i miei sensi, perché qualcosa mi stava aspettando.

Mi trovavo in uno scenario di vita quotidiana, come potrebbe essere un giorno qualsiasi sulla Terra. C’era un bel sole, il cielo azzurro, nell’aria il profumo degli alberi in primavera. Tutto era normale. Quel normale bello, nel quale ci si potrebbe facilmente adagiare.

Dentro di me sentivo però due direzioni. Una parte avrebbe potuto restare lì, tranquilla, vivendo quello scenario come un momento qualunque. Un’altra voce, più profonda, mi diceva: c’è Altro. C’è altro oltre questo.

Nel momento stesso in cui ebbi questo pensiero, vidi grandi occhi che mi osservavano oltre il velo della situazione in cui mi trovavo. Percepivo quella presenza come un grande inganno, come se tutto fosse stato preparato affinché io restassi lì, senza pormi domande, senza cambiare.

E allora dissi: no. Vado oltre.

Mi concessi di cambiare scenario, ed entrai in una dimensione molto più idilliaca. Sembrava più vicina a Dio, più prossima ai mondi sottili. Era più espansa nel tempo e nello spazio, più luminosa, più pacifica, colma d’amore. Avrei potuto restarci per un’eternità.

Ma ancora una volta una voce dentro di me disse: non è ancora qui. Dio dimora ancora oltre questa dimensione, per quanto bellissima.

Di nuovo vidi quello sguardo che tentava di trattenermi. E di nuovo risposi no. Devo raggiungere l’Assoluto. Devo andare oltre.

Non so quanti scenari mi si presentarono. Ognuno sembrava più vicino alla Fonte, più prossimo all’Uno. Ogni volta pensavo di aver raggiunto il culmine, e ogni volta percepivo quella presenza che sperava mi fermassi.

Ma io continuavo.

Gli scenari iniziarono a susseguirsi sempre più velocemente, fino a darmi la sensazione di viaggiare alla velocità della luce. Ed è stato in quel movimento che ho iniziato a percepire una voce profondissima dentro il mio essere.

Quella voce disse:

Io non sono un luogo. Io non sono una meta.
È nel viaggio che incontri la mia Presenza.
Io non sono forma, non sono soglia.
Io sono il Movimento. È li che mi incontrerai, è li che vivrai in Me.

In quel momento era la coscienza di Dio a parlarmi o almeno lo era per me.

Mi stava insegnando che Egli non è uno stato da raggiungere per poi fermarsi, non è un luogo in cui arrivare definitivamente. È il dimorare continuo. È vivere senza arrestarsi mai in uno scenario, senza credere di essere arrivati al culmine della bellezza.

Egli è il movimento stesso.

È il vivere nel cambiamento.

È l’eterna Impermanenza.

Chantal